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Mi si è inceppato il cuore. È stata colpa di un mazzo di nove rose rosse, tradizione che Lui vuol far attecchire ma che mi lascia indifferente, io che odio i fiori regalati. Le rose, poi. (Mia madre direbbe, anzi mi ha detto, che sono dura, rigida e che dovrei lasciarmi andare. Smetterla di remare contro tutto. Non so, forse ha ragione lei).
Ieri sera, dopo, avevo la nausea, mi cedevano le gambe, mi si chiudevano gli occhi, tutti chiari sintomi di cuore inceppato.
E poi stamattina, sdraiati sul pavimento di una casa che non è la mia e neanche (più) la sua, ho messo un braccio sul suo petto e dopo qualche secondo lui mi ha tirato la mano sul suo cuore e me l’ha tenuta stretta lì, intrecciando le sue dita con le mie. Quello è stato il momento in cui ho pensato di morire.
È così facile, sarebbe così facile da dire. “Sono immensamente innamorata di te, e non posso andare avanti così”.
Ci si aspetta un “ma” in una frase del genere, una contrapposizione; invece è giusta quella “e” che indica una correlazione, una causa-effetto, perchè è quello che è questa storia, perchè mi riempie il cuore di strane farfalle e poi anche gli occhi di lacrime, perchè più è bello e più fa male.

You were all I wanted
But not like this

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At home

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Per qualche motivo avevo pensato di essere diversa per lui. Che non avesse mai provato niente del genere se non con me.
(Forse perchè per me è così, lui è la prima volta, l’eccezione).
Ho abbassato la guardia, mi sono lasciata convincere da qualche parola detta e dalla mia interpretazione delle cose che succedevano. Ho sbagliato. Siamo un po’ più distanti, almeno io, proprio ora che programmavamo di stare più vicini. Io sono più distante.
Scherzando, mi ha scritto di essere innamorato. Di me. Scherzando. Mentre parlavamo di cose estremamente stupide. Mi ha detto “Ti pare che lo direi così?” e io non riuscivo a rispondere altro se non “Ma l’hai fatto!”. Sono rimasta senza parole mentre diceva che certe cose sono troppo grandi per lui da dire e che non sa nemmeno cosa vogliano dire.
Non è una parola che cambia tutto. Certo che no.
Ma è scattato qualcosa in me e non so se potrà tornare come prima. Per un attimo mi ero illusa, inconsciamente, perchè so che non è mai così, di avere qualcosa di speciale.

But honey I am no-one’s exception
As I have previously learned.

Cheating heartbeat

Ho rinunciato a lui. No, sul serio.
Sto riuscendo ad allontanare l’idea (romantica, struggente) che lui potrà mai essere mio. Mi convinco sempre più che non potrebbe funzionare, che lui non voglia me, ma una versione migliore di me, quella che sogna (letteralmente), sicura e di successo, quella che non sono e che non saró mai. Neanche stando con lui. Quello che è lei, quello che manca a me. Mi chiedo quanto mi ferirebbe deluderlo e mi fa già troppo male.
Mi dico che niente dura e che tutto si rovina, e che quello che abbiamo qui e adesso è il meglio, che avere di più non sarebbe solo inutile ma anche deleterio. Lo so, lo capisco, è così, ne sono convinta.

E allora ho deciso che è solo un gioco, ho deciso di prenderla come un gioco, attrazione fisica, divertimento, un passatempo. Qualcosa di bello che non mi aspettavo e che mi è caduto tra le mani, qualcosa che finirà, ma non perchè si è rovinato. Non tra risentimenti ed errori e cattiveria e ferite.

She’s thunderstorms
Lying on her front
Up against the wall

(Mentre scrivevo questo post è partita “Untouchable” e, no, sto cercando di non prenderlo come un segno che ho scritto solo cazzate)

Last time

Il cielo è nero, fa freddo.
Sto pensando di allontanarmi un po’. Forse lo sto già facendo.
L’idea di incontrarci ieri sera per le vie di Milano per caso, quando lui era con lei, mi ha fatto rabbrividire dall’inizio alla fine della serata. Mi ha fatto guardare il pavimento più che tutto quello che avevo intorno. Mi ha fatto pensare che se l’avessi visto, se li avessi visti, mi si sarebbe fermato il cuore, lì, in una via di Milano in mezzo a mille persone, e che tutti se ne sarebbero accorti.
E che così non va, che starei troppo male, che sto troppo male. Che questo mi fa provare del rimorso nei suoi confronti e che quello che abbiamo è troppo bello per essere rovinato da questo.
Perció l’unico modo è raffreddarsi un po’, fare un passo indietro, tornare più sereni. E se questo implica essere un po’ più distanti, be’.

This is the last time I’m asking you why
You break my heart in the blink of an eye

Anymore

È stato il mio compleanno e poi il suo. (Anche i nostri compleanni sono vicini).
Ci sono state le feste nel mezzo e sono stata lontana e ora lui è lontano e non ci vediamo da un po’. Non ci vedremo ancora per un po’. Continua a dirmi che gli manco da morire. Mi scrive più di prima. E io penso solo “Ah, adesso sì?”. Non voglio che il risentimento abbia la meglio, ma io ho provato certe cose prima, quando lui ancora era felice e beato con lei. Non è una colpa, ma pesa. Pesa e poi non posso sopportare ancora per molto questa situazione. È da troppo tempo.
Immagino di chiedergli di parlare, di dirgli quello che provo, le parole esatte, Le Parole, e poi immagino di dirgli che non possiamo stare insieme, che vogliamo cose diverse, che va bene così. Che posso stare senza di lui. Anche se mi si straccia il cuore, come ora che non lo vedo da meno di due settimane.

You’re still all over me like I wine-stained dress I can’t wear anymore

Clean

"Good Clean Love" by Ani-Bee, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2007, Ani-Bee @ Flickr

“Good Clean Love” by Ani-Bee, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2007, Ani-Bee @ Flickr

Un groppo in gola. Si decide a parlare, finalmente. Usciamo per parlare, seriamente. Parte che un discorso che parla di granelli di sabbia, di cose piccole che non ci diciamo e mandiamo giù, finché non diventano troppe da sopportare. Tipo ora. Mi dice che con lei, lei lei, non va benissimo. Che sente che gli manca qualcosa, qualcosa di cui prima non sapeva nemmeno di aver bisogno.

Io deglutisco. Ah, dico.

(Sarei ipocrita se dicessi che non me l’aspettavo per niente, ma no, non pensavo, non così, forse non ci volevo pensare, non volevo illudermi)

Mi sento male. Non voglio che lui stia male, non voglio che il suo mondo gli crolli addosso. Voglio che sia al sicuro.

E poi mi sento bene. Lui pensa a me. Vuole qualcosa che gli do io.

E poi di nuovo male. Ho paura, sono terrorizzata.

Giorni dopo sogno lei che a casa di lui canta a una festa alla quale non sono stata invitata (e neanche lui). Ma entriamo e io la vedo ed  è bellissima e ha un vestito rosa lungo ed elegante e io me ne voglio solo andare dalla festa e non parlargli mai più e lo dico, lo sbraito, alla mia amica mentre passo tra la folla. (E lui se n’è già andato chissà dove).

Mi sveglio e dimentico tutto, tranne la sensazione che abbiamo tempi sbagliati, che io stavo come lui sta adesso mesi fa, che dovrei dirgli che io ora con lui, lui lui, sto bene, che lo vedo che si sta impegnando, che mi sento in colpa tre volte tanto; e dall’altro lato che non ho intenzione di perderlo ma continuare così mi uccide, essere quella persona che non vorrei mai essere. Che non avrei mai voluto essere. Ho terribilmente voglia di essere pulita di nuovo, ma a che prezzo. Se penso che è un anno mi si chiude la gola e non respiro più.

The water filled my lungs
I screamed so loud but no one heard a thing
Rain came pouring down when I was drowning
That’s when I could finally breathe

Mad

by Brandon Warren, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2009, Brandon Warren

by Brandon Warren, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2009, Brandon Warren

Non dovevamo aprire il vaso di Pandora. È tutto qui, semplice.
Non doveva farmi pensare, neanche per un minuto, che ci potesse essere una possibilità. Sono così brava a negare. Eh ma gli sto sul cazzo. Ah, ok, forse gli sto simpatica, un po’, in fondo. Ok, magari gli sto simpatica, ma come amica. Be’, gli piaccio. Un po’. Come passatempo.
Sono stata brava finché ha cominciato a dirmi “Ovvio che ci penso ogni tanto” e “Sarebbe bello”.
Ci sono pregiudizi e luoghi comuni che hanno uno fondamento nella realtà. Quello che la donna è sempre più portata a pensare al futuro, che appena conosce un ragazzo ha già pensato a come abbinare i vestiti delle damigelle agli occhi di lui, che non è capace ad esempio di avere storie che non coinvolgano i sentimenti… È tutto vero. Siamo biologicamente portate a scegliere il compagno migliore. A creare una famiglia. Sovrastrutture culturali e sociali, la modernità, i pari diritti, tutto questo copre ma forse non riesce a cancellare del tutto un bisogno che è quello istintivo di avere certezze. Di avere un compagno di vita, più che un compagno di giochi. Il bisogno di capire se la persona che ti piace possa diventare qualcosa in più, qualcosa di serio.
Pensavo fosse una differenza tra me e lui, e invece forse no. È la differenza tra marte e venere.
È che non dovrei andare a leggere certe cose, ci sono parole che bucano lo schermo e poi il mio stomaco, “soprattutto”, si sono lasciati soprattutto per lei. I miei punti deboli, il confronto. Con lei e con l’altra, quella per cui lui ha lasciato lei. Non solo per lei, ma soprattutto.

It’s all fun and games ‘til somebody loses their mind
We found wonderland, You and I got lost in it
And we pretended it could last forever