And you let her go

o “Di cose non successe”

C’è del bello nella sua voce mentre mi dice “Lui é mio”. Mi si apre uno squarcio nel cuore a quell’ultima parola. Lo so.
“Ci ho messo tanto ad averlo, ad averlo davvero, tanto tempo e tanto dolore” continua e io annuisco e vorrei dirle “Lo so, sul serio, lo so” e vorrei un po’ abbracciarla e dirle che andrà tutto bene, perché io sono stata lei tempo fa e poi ho voluto essere lei una volta e non ci sono più riuscita; perché anch’io ho sprecato tempo e forze e energie e cuore su qualcuno che semplicemente non c’era e non c’era mai stato.
Vorrei dirle che con lui non è così, vorrei rassicurarla e per un momento penso di dirle che lui la ama, ma il solo pensiero di pronunciare quella parola mi fa formare un groppo in gola che mi soffoca e non mi fa deglutire.
La guardo tremare mentre gli occhi mi fissano fermi. La vedo, vedo oltre la patina, che vorrebbe solo piangere e urlarmi in faccia che non devo, che lui non glielo posso toccare e invece riesce a tenere la voce salda, decisa, cattiva. “Mio” ripete. E vorrei tanto dirle “Tienilo, è tuo”, vorrei lasciar perdere perché so com’è, conosco lo strazio e non lo augurerei a nessuno.

Maybe one day you’ll understand why
everything you touch surely dies

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