On my own

Mi sono fatta male.
È stato come volevo. Ho visto lui, un lampo di occhi spalancati e bocca semiaperta. Bello, come sempre. Un lampo di luce in mezzo al grigio, alla piattezza di una serata di festa in un paese di provincia.
Mi sono girata prima di vedere altro. Ho intravisto il resto. Mi è bastato. Ho intravisto il resto che poi sarebbe la sua vita vera, quella reale, quella che non deve nascondere. Non ho respirato per qualche secondo. Ho tremato e ho dato risposte non coerenti alla mia amica mentre fingevo di guardare occhiali vintage che non vedevo su una bancarella. Poi gli ho scritto “Mi dispiace”.
Forse volevo rimediare al male che faccio facendomene a mia volta. Espiare un po’ di colpa. Forse volevo vederla e convincermi che esiste. Forse volevo far scoppiare la bolla di sapone in cui vivevo settimana scorsa, in cui mi svegliavo e dopo qualche minuto lui era lì, con me. Smettere di immaginare cose che non accadranno. Forse è da troppo tempo che va avanti e sto finalmente dando segni di cedimento.
Ho una lama in gola che non va via, non se n’è andata neanche quando l’ho visto a pranzo e invece di baciarlo lo abbracciavo. Non se ne va e non mi ero resa conto che c’era anche prima e c’è sempre stata.

Yeah, I know it’s stupid
I just gotta see it for myself

I’m in the corner, watching you kiss her
I’m right over here, why can’t you see me
I’m giving it my all, but I’m not the girl you’re taking home
I keep dancing on my own

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Qui e ora

Non voglio mai dimenticarmi di come mi guarda ogni tanto. Gli occhi che brillano, un mezzo sorriso che rischia di esplodere. (Quasi non ci credo) per me. Un segreto trattenuto a stento che straborda e trasluce da ogni lato, così tanto che poi non è più neanche un segreto.
Mi ha detto che quando parliamo al telefono poi gli fa male la faccia, da quanto ride e sorride tutto il tempo. Io mi chiedo: é cosa da poco?
Passerà, come passa tutto. Finirà e si rovinerà e prenderà polvere. Ma io voglio ricordarmi quello sguardo lì, per quando non mi guarderà più così. Voglio imprimermi nel cervello quel minuscolo inalterato momento di gioia pura in cui traspare tutto, in cui si vede e non puoi dubitare. Voglio godermi quell’attimo infinitesimale e sospeso prima che tutto quello che c’era prima cada ancora a valanga. Voglio, per una volta, godermelo e basta, senza se e senza ma, cosa che non sono mai in grado di fare, io che vedo sempre il rovescio della medaglia. Voglio essere presente in quel momento, davvero presente, e, come per lo scatto di una fotografia, esserci, lì e allora. Fermarlo nel tempo. Clic.

[Arcade Fire – Photograph (dalla colonna sonora di Her)]

Worn me down

Non gli posso dare molto.

Lei è quella che gli puó dare, che gli dà, la vita che vuole, quella che si è costruito. Quella che si è cercato, creato. Lei è quella che ha lo stesso lavoro, gli stessi interessi, lo stesso modo di vedere la vita, l’amore. Lei è quella che sta bene al suo fianco, così diversa eppure così uguale, così elegante, fine, così giusta.

Non gli posso dare molto. Un bacio, una carezza. La mia anima. Non molto.

She’s so pretty; she’s so damn right
But I’m so tired of thinking
About her again tonight

And you let her go

o “Di cose non successe”

C’è del bello nella sua voce mentre mi dice “Lui é mio”. Mi si apre uno squarcio nel cuore a quell’ultima parola. Lo so.
“Ci ho messo tanto ad averlo, ad averlo davvero, tanto tempo e tanto dolore” continua e io annuisco e vorrei dirle “Lo so, sul serio, lo so” e vorrei un po’ abbracciarla e dirle che andrà tutto bene, perché io sono stata lei tempo fa e poi ho voluto essere lei una volta e non ci sono più riuscita; perché anch’io ho sprecato tempo e forze e energie e cuore su qualcuno che semplicemente non c’era e non c’era mai stato.
Vorrei dirle che con lui non è così, vorrei rassicurarla e per un momento penso di dirle che lui la ama, ma il solo pensiero di pronunciare quella parola mi fa formare un groppo in gola che mi soffoca e non mi fa deglutire.
La guardo tremare mentre gli occhi mi fissano fermi. La vedo, vedo oltre la patina, che vorrebbe solo piangere e urlarmi in faccia che non devo, che lui non glielo posso toccare e invece riesce a tenere la voce salda, decisa, cattiva. “Mio” ripete. E vorrei tanto dirle “Tienilo, è tuo”, vorrei lasciar perdere perché so com’è, conosco lo strazio e non lo augurerei a nessuno.

Maybe one day you’ll understand why
everything you touch surely dies

Jealousy

it started out with a kiss
how did it end up like this

Continuo a sentire questa canzone stasera. Prima dalla musica sul cellulare, poi da spotify e infine nel nostro pub. Nel nostro pub dove ho detto a questa mia amica, che non sa niente di lui, che ci vado spesso, lì, ma che forse in futuro non ci andró così spesso.
Non ci vediamo. Fino a chissà quando. Ogni volta che penso a vederlo, dopo “oddio mi manca da morire vorrei solo stringerlo” mi viene sempre un moto di rifiuto. Vedo lei, bionda e perfetta, che lo abbraccia perchè lei puó, vedo lei che lo tocca perchè é suo e ripenso a quel lunedì di una settimana e mezza fa, ripenso alla lettera e smetto di pensare a vederlo. Ci parliamo quanto e come prima, tra noi sembra non sia cambiato niente, se non che evitiamo di dire (non di provare) certe cose. Non so come sarà quando succederà, quando ci vedremo. Non so se tutti i pensieri di lei spariranno così.

but she’s touching his chest now
he takes off her dress now
letting me go

and i just can’t look
It’s killing me