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Put your arms around me
What you feel is what you are
And what you are is beautiful

Sto facendo la persona matura. Non grido, non scalcio, non strepito.

Non gli dico che mi mancherà in questi giorni (perché so che sarebbe un po’ anche per farlo sentire in colpa). Gli ho detto che sono contenta che fa questo week end via, perché ne ha bisogno e perché so che gli piace da morire quella città. Non gli dico di non sentirci in questi giorni, come mi è venuto da fare pochi minuti fa, perché sarebbe ipocrita e un ricatto e infantile.

Sradico la ragione vera di ogni mio comportamento che mi verrebbe istintivo e cerco di fare la cosa giusta. Di sorridere mentre lo vedo partire con lei. Di sorridere mentre riascolto i suoi messaggi di qualche ora fa in cui immagina ad alta voce come sarebbe svegliarsi di fianco a me la mattina.

Faccio la persona matura ma inizio a pensare che questo non sia comportarsi in modo maturo ma semplicemente falso. Sono passata dal comportamento istintivo e pieno di rimorso alla maturità dettata dalla comodità e dal terrore. Perché ho solo paura di quello che vorrei davvero fare, che è urlare scalciare strepitare andare in aeroporto stasera e correre all’imbarco e pregarlo di non andare. Pregarlo, implorarlo, di non partire questa volta e di non partire mai più così. Senza di me. Chiedergli di svegliarsi di fianco a me la mattina. Ogni mattina.

I wanna wake up where you are
I won’t say anything at all

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Come far innamorare un uomo

(Mi vergogno profondamente per il titolo da rotocalco per donne single)

È che volevo condividere questa mia perla di saggezza, questa verità da me recentemente scoperta e non avevo un blog su cui fosse appropriato farlo (tra tutti quelli che ho (abbandonato)). Sicché lo faccio qui. Procedo a esporre la teoria, songless.

Far innamorare un uomo è dannatamente e sinceramente anche un po’ deludentemente facile. Dopo 25 anni l’ho scoperto e anche se l’avevo già sentito dire prima (non reclamo alcuna originalità né intendo brevettare l’idea) è come se vedessi davvero come stanno le cose per la prima volta.

Il fantastico trucco è: far pensare al suddetto essere di genere maschile che gliela si darà e non dargliela. Almeno per un po’.

Parlarci, riderci, scherzarci, parlarci di cose serie (importante!), flirtarci. E poi basta che sto infinito + pronome diretto mi sta uccidendo. La teoria del braccio ve la spiego un’altra volta. Farsi conoscere, insomma, fargli capire che c’è un essere pensante e senziente attorno a… be’.

Ora direte: vabbè sì, bella scoperta. No no. È così. Scientificamente provato. Clinicamente testato (senza utilizzo di animali). Perché l’uomo come tutte sappiamo per esperienza è biologicamente portato a, ehm, come dire, spargere il suo seme. Se tu prometti, flirti, fai capire ma non troppo in una sorta di vedo-non-vedo metaforico, lui ci casca. No ve lo dico, ci casca davvero. Provateci, fate un po’ ‘sto esperimento sociologico. E fatemi sapere.

Ah, se lui alla fine piange anche, +100 punti.

(Adesso vi chiederete perché invece di fare questi esperimenti sociologici non mi impegno a fare qualcosa di utile della mia vita, ma questo devo ancora capirlo pure io.)