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Ogni tanto penso che sarebbe meglio mollare un po’ la presa. Smettere di remare contro e lasciarsi portare dalla corrente. Non sono così forte da sopportare di non credere mai in niente. Ogni tanto penso a come sarebbe facile sposarmi in chiesa, smettere di essere schifata dalla gente che crede a quello che dice Facebook, ascoltare solo canzoni pessime e vedere i cinepanettoni. A come sarebbe facile scrivere “ti amo amore mio!!” seguito da mille cuoricini sulla sua bacheca ogni due giorni e arrivare a crederci davvero e avere una vita fatta di manicure e palestra e smettere di farmi tante domande su cosa ci sia dietro a ogni sentimento, a ogni azione, a ogni sguardo. Smettere di non fidarmi più di niente. Iniziare a credere in qualcosa, a qualcosa, solo perchè è più facile. Ogni tanto vorrei che fosse così, perchè sono stanca e non ho niente a cui aggrapparmi, non credo all’amore e non credo a nulla e non so nemmeno come tornare a crederci. 

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Mi si è inceppato il cuore. È stata colpa di un mazzo di nove rose rosse, tradizione che Lui vuol far attecchire ma che mi lascia indifferente, io che odio i fiori regalati. Le rose, poi. (Mia madre direbbe, anzi mi ha detto, che sono dura, rigida e che dovrei lasciarmi andare. Smetterla di remare contro tutto. Non so, forse ha ragione lei).
Ieri sera, dopo, avevo la nausea, mi cedevano le gambe, mi si chiudevano gli occhi, tutti chiari sintomi di cuore inceppato.
E poi stamattina, sdraiati sul pavimento di una casa che non è la mia e neanche (più) la sua, ho messo un braccio sul suo petto e dopo qualche secondo lui mi ha tirato la mano sul suo cuore e me l’ha tenuta stretta lì, intrecciando le sue dita con le mie. Quello è stato il momento in cui ho pensato di morire.
È così facile, sarebbe così facile da dire. “Sono immensamente innamorata di te, e non posso andare avanti così”.
Ci si aspetta un “ma” in una frase del genere, una contrapposizione; invece è giusta quella “e” che indica una correlazione, una causa-effetto, perchè è quello che è questa storia, perchè mi riempie il cuore di strane farfalle e poi anche gli occhi di lacrime, perchè più è bello e più fa male.

You were all I wanted
But not like this

The door

È che ci guardiamo negli occhi a qualche centimetro di distanza e stiamo zitti. È come mi bacia, è quando mi sposta i capelli e mi guarda, è che si è sdraiato con la testa sulle mie gambe e io non sapevo se toccarlo o no, per paura che si spostasse. Per paura di far scoppiare la bolla in cui siamo quando siamo io e lui. ‘Ché è sempre stato un mio sogno ad occhi aperti guardare qualcosa in tv con lui appoggiato addosso in qualsiasi modo. Lui. È che è bello veramente troppo per rimanere sani, ed è anche che io nella vita ho sempre giocato sul sicuro e che non ho mai capito quelle che dicevano “per lui farei qualsiasi cosa”. E ora… È che magari é un’ora oppure tre, ma è sempre bellissimo. È che ogni tanto penso “È così ovvio quello che dovrei fare, cos’è che ancora mi trattiene?”.

To let me dangle at a cruel angle
Oh my feet don’t touch the floor
Sometimes you’re half in and then you’re half out
But never close the door

Cheating heartbeat

Ho rinunciato a lui. No, sul serio.
Sto riuscendo ad allontanare l’idea (romantica, struggente) che lui potrà mai essere mio. Mi convinco sempre più che non potrebbe funzionare, che lui non voglia me, ma una versione migliore di me, quella che sogna (letteralmente), sicura e di successo, quella che non sono e che non saró mai. Neanche stando con lui. Quello che è lei, quello che manca a me. Mi chiedo quanto mi ferirebbe deluderlo e mi fa già troppo male.
Mi dico che niente dura e che tutto si rovina, e che quello che abbiamo qui e adesso è il meglio, che avere di più non sarebbe solo inutile ma anche deleterio. Lo so, lo capisco, è così, ne sono convinta.

E allora ho deciso che è solo un gioco, ho deciso di prenderla come un gioco, attrazione fisica, divertimento, un passatempo. Qualcosa di bello che non mi aspettavo e che mi è caduto tra le mani, qualcosa che finirà, ma non perchè si è rovinato. Non tra risentimenti ed errori e cattiveria e ferite.

She’s thunderstorms
Lying on her front
Up against the wall

(Mentre scrivevo questo post è partita “Untouchable” e, no, sto cercando di non prenderlo come un segno che ho scritto solo cazzate)

Regrets

Non sopporto di sapere che sta male. Non sopporto l’idea che sia triste. Ha pronunciato quella parola, dicendo “Sono solo triste”, in un modo che mi ha fatto tremare. Ho lavorato tutta la mattina con gli occhi lucidi.
Gli ho lasciato il suo spazio perchè so com’è, anch’io a volte voglio solo stare lontana da tutto, anche dalle risate. Gliel’ho lasciato, pensando che io a volte non me lo prendo per non ferire gli altri, cercando per questo di non farglielo pesare. Scansando il pensiero che, se mi volesse davvero, mi vorrebbe anche quando sta male. Cercando le parole giuste da dire, realizzando per una volta che ci sono cose più grandi di noi che non possiamo evitare, e che c’è un’unica cosa che si puó sempre tentare di fare.

Having no regrets is all that she really wants
(She’s falling, doesn’t even know it yet)

Come una lama

Non l’ho sentito praticamente in questi due giorni e, lo so, è il weekend e io vado da Lui ed è chiaro, ci si allontana un po’, ma non sentirlo così stavolta mi sa di “ho fatto cose con lei” (anche se lui non me lo direbbe mai), come “ho comprato un paio di jeans” in quel negozio a Milano che dice, o meglio implica, che è stato a fare shopping con lei e che invece di essere la frase innocua che sembra è una coltellata.
Sono ipocrita, lo so. Ma non riesco a togliermi dalla testa altri weekend pieni di messaggi e di “mi manchi”, non riesco a togliermi dalla mente che in quei weekend gli mancasse qualcos’altro (qualcun altro).
Mi dà soddisfazione il pensiero di trattarlo con freddezza, domani. Di restituirgli almeno un po’ di questo male, la cosa che so far meglio. Non so se lo faró. Perchè poi lo sento e alla prima parola la sua voce mi fa sciogliere.

Il tempo non da tempo a quelli come noi
Che vivono una storia nascosta come noi
E poi finisce tutto finisce in cenere
Bruciava come fuoco ma adesso è polvere
E allora perché non vai via da qui
E allora voglio mandarti via da qui
Come si può amare chi non potrai avere?

Smalto

A volte metto lo smalto sulle unghie dei piedi anche se è inverno. Che poi le unghie dei piedi d’inverno me le vedono massimo le calze di lana che ci metto sopra. Peró lo metto lo stesso. Mi fermo, mi prendo un momento di pausa, tolgo il pennellino dalla boccetta e passo il colore con precisione, con calma, in silenzio. Diventa quasi un rito. Faccio qualcosa per me.

Una volta lui mi ha detto: “Che poi voi vi mettete lo smalto ma a noi uomini non ce ne frega niente”, come se mi svelasse qualcosa che mi avrebbe cambiato la vita. Solo che io non ho battuto ciglio, gli ho risposto piccata: “Infatti io lo smalto non lo metto mica per voi” e lui è rimasto zitto un minuto intero e poi ha detto: “Cazzo… Bella risposta”.

Solo che non è vero niente. Cioè, lo smalto lo metto ancora solo per me. Peró adesso mi ricordo che colore avevo sulle unghie quando ci siamo baciati la prima volta (quello rosa coi brillantini oro. Vabbè, sorvoliamo). Peró adesso penso a quel colore che mi ha detto che trova sexy. Peró adesso penso che forse dovrei fare una manicure, qualche volta.
È che è più forte di me, per lui vorrei essere perfetta, vorrei che ogni cosa fosse al suo posto, vorrei non inciampare più e non dire più cose strane e avere i vestiti in ordine e i capelli pettinati e le unghie sempre colorate e mai sbeccate del colore che a lui piace di più.
Per ora peró continuo a mettere lo smalto sulle unghie dei piedi.

Glimmering darling
White bikini off with my red nail polish
Watch me in the swimming pool

Light of his life, fire of his loins
Keep me forever, tell me you want me