Belong

Vorrei dire che mi basta quello che ho. Vorrei dare ragione a chi dice che la vera felicità è apprezzare ció che si ha.
In questo periodo dell’anno sono sempre frustrata. Mi guardo intorno e vorrei fare mille cose, andare in mille posti. Poi, se riesco a farne una, o ad andare in un posto, voglio solo tornare indietro. Non mi sento bene in nessun caso, vorrei sempre essere altrove rispetto a dove sono. Mi guardo intorno irrequieta cercando una soluzione, qualcosa che mi distolga da quest’ansia. Saltello da una parte all’altra come una pallina impazzita, tra iperattività delle intenzioni e apatia delle azioni, niente placa questa mia insoddisfazione perenne.
Mi sembra di perdere tempo, di stare ferma mentre tutti si muovono, vanno avanti.
Mi sembra di odiare tutti e di voler solo un momento per stare da sola e poi quando lo sono mi sento sola.
Impazzisco e lui non c’è, è lontano 9000 chilometri e lo odio per questo eppure non posso fare a meno di lui, mai. Forse perchè l’unico momento in cui tutto ha smesso di girare e mi sono sentita finalmente sicura, salda, ferma (a casa) è stato quando mi ha stretta su una coperta appoggiata sul pavimento.

I want to heal
I want to feel
Like I’m close to something real
I want to find something I’ve wanted all along
Somewhere I belong

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Separa

Se ne va, parte centoventinovesima. Se ne va per l’ennesima volta, ma stasera è come se se ne fosse già andato. Nessun messaggio, nessuna chiamata. Il motivo lo so o credo di saperlo, o preferisco non saperlo. Il motivo lo sento nella sua voce quando dice “Devo andare” e “Ci vediamo domani allora?”. Ci vediamo domani mattina, poi se ne va per tre settimane. Oggi ho immaginato di dirgli “Rimani” in ottomila modi diversi. Domani quando lo vedró li accartocceró uno per uno e li butteró nel cestino delle cose da non dire.
Non è troppo da reggere un anno e mezzo così per un cuore? Non sono ancora troppe le volte in cui se ne va e poi ritorna?
Quando fa male così mi viene da chiedergli in ginocchio di smetterla, mi viene da dirgli se possiamo finirla qui. Mi viene da rinnegare quello che è successo due settimane fa e da sputargli in faccia che non lo voglio più, anche se non è vero.
Il resto non va meglio, qualche giorno di Lisbona e dei suoi gialli e azzurri pieni non ha guarito questa irrequietezza che mi sento addosso, pesante come una coperta di lana in piena estate.

Vejo se me endireito
Mas falta-me a vontade
Eu não sou eu
Se tu não estás

Se é o mar que nos separa
Vou secá-lo de saudade

Like this

Mi si è inceppato il cuore. È stata colpa di un mazzo di nove rose rosse, tradizione che Lui vuol far attecchire ma che mi lascia indifferente, io che odio i fiori regalati. Le rose, poi. (Mia madre direbbe, anzi mi ha detto, che sono dura, rigida e che dovrei lasciarmi andare. Smetterla di remare contro tutto. Non so, forse ha ragione lei).
Ieri sera, dopo, avevo la nausea, mi cedevano le gambe, mi si chiudevano gli occhi, tutti chiari sintomi di cuore inceppato.
E poi stamattina, sdraiati sul pavimento di una casa che non è la mia e neanche (più) la sua, ho messo un braccio sul suo petto e dopo qualche secondo lui mi ha tirato la mano sul suo cuore e me l’ha tenuta stretta lì, intrecciando le sue dita con le mie. Quello è stato il momento in cui ho pensato di morire.
È così facile, sarebbe così facile da dire. “Sono immensamente innamorata di te, e non posso andare avanti così”.
Ci si aspetta un “ma” in una frase del genere, una contrapposizione; invece è giusta quella “e” che indica una correlazione, una causa-effetto, perchè è quello che è questa storia, perchè mi riempie il cuore di strane farfalle e poi anche gli occhi di lacrime, perchè più è bello e più fa male.

You were all I wanted
But not like this

On my own

Mi sono fatta male.
È stato come volevo. Ho visto lui, un lampo di occhi spalancati e bocca semiaperta. Bello, come sempre. Un lampo di luce in mezzo al grigio, alla piattezza di una serata di festa in un paese di provincia.
Mi sono girata prima di vedere altro. Ho intravisto il resto. Mi è bastato. Ho intravisto il resto che poi sarebbe la sua vita vera, quella reale, quella che non deve nascondere. Non ho respirato per qualche secondo. Ho tremato e ho dato risposte non coerenti alla mia amica mentre fingevo di guardare occhiali vintage che non vedevo su una bancarella. Poi gli ho scritto “Mi dispiace”.
Forse volevo rimediare al male che faccio facendomene a mia volta. Espiare un po’ di colpa. Forse volevo vederla e convincermi che esiste. Forse volevo far scoppiare la bolla di sapone in cui vivevo settimana scorsa, in cui mi svegliavo e dopo qualche minuto lui era lì, con me. Smettere di immaginare cose che non accadranno. Forse è da troppo tempo che va avanti e sto finalmente dando segni di cedimento.
Ho una lama in gola che non va via, non se n’è andata neanche quando l’ho visto a pranzo e invece di baciarlo lo abbracciavo. Non se ne va e non mi ero resa conto che c’era anche prima e c’è sempre stata.

Yeah, I know it’s stupid
I just gotta see it for myself

I’m in the corner, watching you kiss her
I’m right over here, why can’t you see me
I’m giving it my all, but I’m not the girl you’re taking home
I keep dancing on my own

Enough

È stato qui ogni mattina. A casa mia, casa vuota, per una volta. È stato qui e non abbiamo mai fatto colazione.
È strano vederlo qui dentro. Ovviamente. É strano pensare che lui abbia toccato quel tavolo, che si sia seduto su quel divano. Ha sopperito un po’, non del tutto, al fatto che abbia detto di no alla nostra notte via. Non ha fatto troppo male, lo capisco troppo bene per essere così ipocrita, anche se, se ci penso, una fitta di gelosia mi viene ancora. Una fitta di delusione e di “non sono abbastanza”.
E poi stasera non c’è.
Perchè viene ogni mattina e poi se ne va, ogni mattina. E io lo lascio andare, ogni mattina.

I didn’t wanna wake you up
my love was never gonna be enough
so I took my things and got out of your way

Binari

Guardando le linee dei binari intersecarsi veloci mentre tornavo dal mare ho avuto flash di un’altra vita che avrei potuto avere.
La stazione di Pavia, realizzare che ci separava solo un viaggio di meno di un’ora. Realizzare che avremmo potuto farlo, davvero.
Non ha più importanza ora, certo che no. Undici anni sono tanti, è passato tutto. Ma pensare a un’alternativa, a un altro binario che avrei potuto prendere, colpisce non poco. Chissà come sarebbe finita se ci avessimo provato. Vedersi ogni weekend. Dormire da te. I tuoi capelli ricci sul cuscino. La tua voce morbida la mattina. Avevo 17 anni e i miei non me l’avrebbero lasciato fare. Neanche vedendo i tuoi occhi sognanti e sinceri. Ma forse avremmo potuto provare, chi lo sa come sarebbe andata, magari oggi sarebbe tutto diverso. Magari poi mi avresti lasciato, magari saremmo cambiati, magari avresti smesso di guardarmi come se fossi stata la cosa più bella del mondo. Magari mi sarei stufata del tuo sorriso, del tuo essere così aperto, così facile, cosí estroverso. Magari non saremmo stati felici. Ma io credo di sì.
Io credo che ci saremmo amati moltissimo. Credo che avremmo litigato parecchio, e che ci sarebbero stati molti baci dati sotto la pioggia. Credo che avremmo avuto tanto tempo insieme. Tante gite, tante risate, tante cose belle. Credo che saresti potuto essere la mia prima volta, così, dolce, ingenua e… giusta.
E invece no. Tutto per un binario non seguito.

Ed era tipo “che c’importa di domani? Stringimi le mani”
ma i baci non risolvono i problemi,