Untitled

Ogni tanto penso che sarebbe meglio mollare un po’ la presa. Smettere di remare contro e lasciarsi portare dalla corrente. Non sono così forte da sopportare di non credere mai in niente. Ogni tanto penso a come sarebbe facile sposarmi in chiesa, smettere di essere schifata dalla gente che crede a quello che dice Facebook, ascoltare solo canzoni pessime e vedere i cinepanettoni. A come sarebbe facile scrivere “ti amo amore mio!!” seguito da mille cuoricini sulla sua bacheca ogni due giorni e arrivare a crederci davvero e avere una vita fatta di manicure e palestra e smettere di farmi tante domande su cosa ci sia dietro a ogni sentimento, a ogni azione, a ogni sguardo. Smettere di non fidarmi più di niente. Iniziare a credere in qualcosa, a qualcosa, solo perchè è più facile. Ogni tanto vorrei che fosse così, perchè sono stanca e non ho niente a cui aggrapparmi, non credo all’amore e non credo a nulla e non so nemmeno come tornare a crederci. 

The voice inside my head

Mi abbracciava, e io gli ho detto: “Quindi vai eh? Sei sicuro” e lui mi ha stretto più forte: “Non chiedermelo due volte”.
Non l’ho fatto.
Sembra passato un secolo, e io sogno che mi dice che sta per diventare padre. Ed è felicissimo.

Ho rivisto per caso M. (ok, ma sono tutti M. nella mia vita?) ieri sera e mi ha fatto un effetto strano. I nostri sguardi si sono incontrati da lontano e mi ha sorriso, di un sorriso caldo, come a dire “Sono felice di rivederti, finalmente”. Sono passati mesi, forse un anno. Non mi manca, non mi interessa essergli amica. Ma mi sono ricordata di quando ci scrivevamo tutti i giorni, tutto il giorno. Mi ha ricordato che mi piaceva farlo, che mi faceva ridere, che c’era un motivo se lo facevo con lui e non con altri. Sensazioni strane, che non so collocare. Non voglio ricominciare, questo è certo. Ma non voglio neanche ferirlo, questo no. Non sono già abbastanza appesa a un filo?

Where are you?
And I’m so sorry
I cannot sleep, I cannot dream tonight
[…]
Will you come home and stop this pain tonight?

Cold

Se fossi un po’ più sincera gli direi che non mi fa bene sentirlo. Non mi fa bene sentirlo ogni due giorni al telefono per 15 minuti. Dovrei essere grata di quel tempo che mi dedica, alzandosi prestissimo la mattina per “andare a correre”. Ma non mi fa bene, non mi piace sentirlo così, distante non solo per i chilometri che ci separano. Non mi piace che su 15 minuti 5 siano passati a ripetere “Pronto? Mi senti?”.
Non mi piace che, quando mi dice “Vado” e la comunicazione si interrompe, rimango ad ascoltare il vuoto e il silenzio che lascia, desolata.
Non mi piace e vorrei avere la forza di dirgli che, no, domani alle 16.30 avró da fare e proprio non potró sentirlo. Ma mi manca così tanto.
Bevo ogni goccia di lui che lascia cadere dall’alto, anche se non mi disseta nemmeno. Non è crudele dare a uno che muore di sete nel deserto 15 gocce d’acqua ogni due giorni? Non è forse più crudele di non dargliele affatto?
Sto sempre un po’ male dopo che ci sentiamo. Mi obbliga a pensare che è lontano e con chi. Che non ci sarà ancora per un sacco, che ha scelto, deciso, organizzato e programmato di non esserci per tutto questo tempo.

I’m on the corner, waiting for a light to come on
That’s when I know that you’re alone

Flames

“Chissà cosa rende più felici”.
“In che senso?”
“Vivere con una persona che si ama, o continuare ad amarla vivendo con un’altra”.
“Ovvio: vivere insieme alla persona amata, no?”
“Ma in questo caso, prima o poi di quella persona si cominciano a scoprire anche i lati che non ci piacciono. O si litiga per cose poco importanti. Sempre di più, giorno dopo giormo, e per quanto ci si ami all’inizio, dopo dieci o vent’anni forse si finisce per non provare più nulla”.
[Gridare amore dal centro del mondo, Kyōichi Katayama]

No flame burns forever
Oh no
You and I both know this all too well

Fall

Penso che sta male e penso che è così lontano da qui, che c’è così tanto vuoto tra noi…
Penso che arriva in albergo e in camera le chiede di spegnere la luce, la chiama per nome, forse un’abbreviazione.
Sono i dettagli che mi fanno bloccare il cuore in gola, che mi danno una scossa per cui mi viene da tirare pugni sul muro, sulle cose; perchè io sono qui, perchè non ci sono io là adesso con lui. Ma è solo un attimo, poi respiro e mi dico che non lo voglio davvero, che mi farebbe male, malissimo, che non sarei all’altezza, che dovremmo cadere troppo in basso prima di rialzarci, se riuscissimo a rialzarci.
C’è una via di mezzo tra il volere qualcosa a tutti i costi e l’essere totalmente terrorizzati dall’idea di averla. Io cammino su questo filo da un sacco di tempo e a volte mi chiedo: non sarebbe più facile semplicemente cadere?

Wear your love like it is made of hate
Born to destroy, and born to create

Now baby, what’ve you done to your hair?
Is it just the same time of year?
When you think that you don’t really care

Belong

Vorrei dire che mi basta quello che ho. Vorrei dare ragione a chi dice che la vera felicità è apprezzare ció che si ha.
In questo periodo dell’anno sono sempre frustrata. Mi guardo intorno e vorrei fare mille cose, andare in mille posti. Poi, se riesco a farne una, o ad andare in un posto, voglio solo tornare indietro. Non mi sento bene in nessun caso, vorrei sempre essere altrove rispetto a dove sono. Mi guardo intorno irrequieta cercando una soluzione, qualcosa che mi distolga da quest’ansia. Saltello da una parte all’altra come una pallina impazzita, tra iperattività delle intenzioni e apatia delle azioni, niente placa questa mia insoddisfazione perenne.
Mi sembra di perdere tempo, di stare ferma mentre tutti si muovono, vanno avanti.
Mi sembra di odiare tutti e di voler solo un momento per stare da sola e poi quando lo sono mi sento sola.
Impazzisco e lui non c’è, è lontano 9000 chilometri e lo odio per questo eppure non posso fare a meno di lui, mai. Forse perchè l’unico momento in cui tutto ha smesso di girare e mi sono sentita finalmente sicura, salda, ferma (a casa) è stato quando mi ha stretta su una coperta appoggiata sul pavimento.

I want to heal
I want to feel
Like I’m close to something real
I want to find something I’ve wanted all along
Somewhere I belong

Separa

Se ne va, parte centoventinovesima. Se ne va per l’ennesima volta, ma stasera è come se se ne fosse già andato. Nessun messaggio, nessuna chiamata. Il motivo lo so o credo di saperlo, o preferisco non saperlo. Il motivo lo sento nella sua voce quando dice “Devo andare” e “Ci vediamo domani allora?”. Ci vediamo domani mattina, poi se ne va per tre settimane. Oggi ho immaginato di dirgli “Rimani” in ottomila modi diversi. Domani quando lo vedró li accartocceró uno per uno e li butteró nel cestino delle cose da non dire.
Non è troppo da reggere un anno e mezzo così per un cuore? Non sono ancora troppe le volte in cui se ne va e poi ritorna?
Quando fa male così mi viene da chiedergli in ginocchio di smetterla, mi viene da dirgli se possiamo finirla qui. Mi viene da rinnegare quello che è successo due settimane fa e da sputargli in faccia che non lo voglio più, anche se non è vero.
Il resto non va meglio, qualche giorno di Lisbona e dei suoi gialli e azzurri pieni non ha guarito questa irrequietezza che mi sento addosso, pesante come una coperta di lana in piena estate.

Vejo se me endireito
Mas falta-me a vontade
Eu não sou eu
Se tu não estás

Se é o mar que nos separa
Vou secá-lo de saudade