On my own

Mi sono fatta male.
È stato come volevo. Ho visto lui, un lampo di occhi spalancati e bocca semiaperta. Bello, come sempre. Un lampo di luce in mezzo al grigio, alla piattezza di una serata di festa in un paese di provincia.
Mi sono girata prima di vedere altro. Ho intravisto il resto. Mi è bastato. Ho intravisto il resto che poi sarebbe la sua vita vera, quella reale, quella che non deve nascondere. Non ho respirato per qualche secondo. Ho tremato e ho dato risposte non coerenti alla mia amica mentre fingevo di guardare occhiali vintage che non vedevo su una bancarella. Poi gli ho scritto “Mi dispiace”.
Forse volevo rimediare al male che faccio facendomene a mia volta. Espiare un po’ di colpa. Forse volevo vederla e convincermi che esiste. Forse volevo far scoppiare la bolla di sapone in cui vivevo settimana scorsa, in cui mi svegliavo e dopo qualche minuto lui era lì, con me. Smettere di immaginare cose che non accadranno. Forse è da troppo tempo che va avanti e sto finalmente dando segni di cedimento.
Ho una lama in gola che non va via, non se n’è andata neanche quando l’ho visto a pranzo e invece di baciarlo lo abbracciavo. Non se ne va e non mi ero resa conto che c’era anche prima e c’è sempre stata.

Yeah, I know it’s stupid
I just gotta see it for myself

I’m in the corner, watching you kiss her
I’m right over here, why can’t you see me
I’m giving it my all, but I’m not the girl you’re taking home
I keep dancing on my own

Enough

È stato qui ogni mattina. A casa mia, casa vuota, per una volta. È stato qui e non abbiamo mai fatto colazione.
È strano vederlo qui dentro. Ovviamente. É strano pensare che lui abbia toccato quel tavolo, che si sia seduto su quel divano. Ha sopperito un po’, non del tutto, al fatto che abbia detto di no alla nostra notte via. Non ha fatto troppo male, lo capisco troppo bene per essere così ipocrita, anche se, se ci penso, una fitta di gelosia mi viene ancora. Una fitta di delusione e di “non sono abbastanza”.
E poi stasera non c’è.
Perchè viene ogni mattina e poi se ne va, ogni mattina. E io lo lascio andare, ogni mattina.

I didn’t wanna wake you up
my love was never gonna be enough
so I took my things and got out of your way

Binari

Guardando le linee dei binari intersecarsi veloci mentre tornavo dal mare ho avuto flash di un’altra vita che avrei potuto avere.
La stazione di Pavia, realizzare che ci separava solo un viaggio di meno di un’ora. Realizzare che avremmo potuto farlo, davvero.
Non ha più importanza ora, certo che no. Undici anni sono tanti, è passato tutto. Ma pensare a un’alternativa, a un altro binario che avrei potuto prendere, colpisce non poco. Chissà come sarebbe finita se ci avessimo provato. Vedersi ogni weekend. Dormire da te. I tuoi capelli ricci sul cuscino. La tua voce morbida la mattina. Avevo 17 anni e i miei non me l’avrebbero lasciato fare. Neanche vedendo i tuoi occhi sognanti e sinceri. Ma forse avremmo potuto provare, chi lo sa come sarebbe andata, magari oggi sarebbe tutto diverso. Magari poi mi avresti lasciato, magari saremmo cambiati, magari avresti smesso di guardarmi come se fossi stata la cosa più bella del mondo. Magari mi sarei stufata del tuo sorriso, del tuo essere così aperto, così facile, cosí estroverso. Magari non saremmo stati felici. Ma io credo di sì.
Io credo che ci saremmo amati moltissimo. Credo che avremmo litigato parecchio, e che ci sarebbero stati molti baci dati sotto la pioggia. Credo che avremmo avuto tanto tempo insieme. Tante gite, tante risate, tante cose belle. Credo che saresti potuto essere la mia prima volta, così, dolce, ingenua e… giusta.
E invece no. Tutto per un binario non seguito.

Ed era tipo “che c’importa di domani? Stringimi le mani”
ma i baci non risolvono i problemi,

At home

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Per qualche motivo avevo pensato di essere diversa per lui. Che non avesse mai provato niente del genere se non con me.
(Forse perchè per me è così, lui è la prima volta, l’eccezione).
Ho abbassato la guardia, mi sono lasciata convincere da qualche parola detta e dalla mia interpretazione delle cose che succedevano. Ho sbagliato. Siamo un po’ più distanti, almeno io, proprio ora che programmavamo di stare più vicini. Io sono più distante.
Scherzando, mi ha scritto di essere innamorato. Di me. Scherzando. Mentre parlavamo di cose estremamente stupide. Mi ha detto “Ti pare che lo direi così?” e io non riuscivo a rispondere altro se non “Ma l’hai fatto!”. Sono rimasta senza parole mentre diceva che certe cose sono troppo grandi per lui da dire e che non sa nemmeno cosa vogliano dire.
Non è una parola che cambia tutto. Certo che no.
Ma è scattato qualcosa in me e non so se potrà tornare come prima. Per un attimo mi ero illusa, inconsciamente, perchè so che non è mai così, di avere qualcosa di speciale.

But honey I am no-one’s exception
As I have previously learned.

Qui e ora

Non voglio mai dimenticarmi di come mi guarda ogni tanto. Gli occhi che brillano, un mezzo sorriso che rischia di esplodere. (Quasi non ci credo) per me. Un segreto trattenuto a stento che straborda e trasluce da ogni lato, così tanto che poi non è più neanche un segreto.
Mi ha detto che quando parliamo al telefono poi gli fa male la faccia, da quanto ride e sorride tutto il tempo. Io mi chiedo: é cosa da poco?
Passerà, come passa tutto. Finirà e si rovinerà e prenderà polvere. Ma io voglio ricordarmi quello sguardo lì, per quando non mi guarderà più così. Voglio imprimermi nel cervello quel minuscolo inalterato momento di gioia pura in cui traspare tutto, in cui si vede e non puoi dubitare. Voglio godermi quell’attimo infinitesimale e sospeso prima che tutto quello che c’era prima cada ancora a valanga. Voglio, per una volta, godermelo e basta, senza se e senza ma, cosa che non sono mai in grado di fare, io che vedo sempre il rovescio della medaglia. Voglio essere presente in quel momento, davvero presente, e, come per lo scatto di una fotografia, esserci, lì e allora. Fermarlo nel tempo. Clic.

[Arcade Fire – Photograph (dalla colonna sonora di Her)]