Ships

Ogni tanto manca che smetto di vivere per un attimo e per poco non faccio davanti a tutti un rumore, quel rumore di gola che faccio quando non riesco a respirare. Penso a dove sarei se in quel momento fossi con lui (una cena in un ristorante giapponese, lui che ordina anche per me) e sorrido per un attimo mentre cado.
È lo stesso rumore che mi viene spontaneo quando penso che adesso è in quel posto che gli piace così tanto e quel suo sorriso da bambino in un parco giochi lo sta vedendo lei. Mi fa venire voglia di spaccare tutto e subito dopo di lasciar perdere tutto e di crollare sul pavimento e non muovermi più da lì. Nemmeno per lui. Soprattutto non per lui.
È che prima lui era l’eccezione e il resto la realtà, e adesso sembra che si sia rovesciato tutto e che gli unici momenti veri, giusti che vivo siano quelli con lui.

And oh my love remind me, what was it that I said?
I can’t help but pull the earth around me, to make my bed
And oh my love remind me, what was it that I did?
Did I drink too much?
Am I losing touch?
Did I build this ship to wreck?

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The door

È che ci guardiamo negli occhi a qualche centimetro di distanza e stiamo zitti. È come mi bacia, è quando mi sposta i capelli e mi guarda, è che si è sdraiato con la testa sulle mie gambe e io non sapevo se toccarlo o no, per paura che si spostasse. Per paura di far scoppiare la bolla in cui siamo quando siamo io e lui. ‘Ché è sempre stato un mio sogno ad occhi aperti guardare qualcosa in tv con lui appoggiato addosso in qualsiasi modo. Lui. È che è bello veramente troppo per rimanere sani, ed è anche che io nella vita ho sempre giocato sul sicuro e che non ho mai capito quelle che dicevano “per lui farei qualsiasi cosa”. E ora… È che magari é un’ora oppure tre, ma è sempre bellissimo. È che ogni tanto penso “È così ovvio quello che dovrei fare, cos’è che ancora mi trattiene?”.

To let me dangle at a cruel angle
Oh my feet don’t touch the floor
Sometimes you’re half in and then you’re half out
But never close the door

Autumn

Altra cosa, la colonna sonora (Lui non ha mai voluto musica, non gli piace niente a parte due gruppi e dopo un po’ gli dà fastidio). Il modo in cui teniamo la penna. Il tonno (vabbè). Il gelato alla frutta che non ha senso. Le scarpe da tennis che peró servono per correre. Tutte cose che pensavo fossero solo mie. E la musica e le coincidenze.
Parte Romeo & Juliet dei Dire Straits in quel momento lì. E allora penso “Basta, vaffanculo a tutto, adesso è troppo”.
Due giorni dopo parto per il “quasi Polo Nord”, come ha detto lui. Faccio una cosa che è da un po’ che volevo fare, un weekend via in una città freddissima sì ma piena di colori e di luce e di casette con i tetti spioventi. Eppure non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di esserci con la persona sbagliata.

Another mind
Another soul
Another body to grow old
It’s not complicated

And you’re miles away
And yesterday you were here with me

About time

Non so perchè mi mette tristezza pensare a noi due com’eravamo all’inizio. Mi si è appannata la vista a pensare a come mi baciava le prime volte, dopo una serata passata a sfiorarci le mani e i polsi e le ginocchia sotto al tavolo, tutto quasi per sbaglio.
Me lo trovavo vicino quasi per sbaglio, le mani dietro la schiena e lo sguardo da sotto in su a chiedere quasi il permesso. Quasi a dire “non ci credo che io, qui, in questo momento, posso baciare te”. Mi mette di malumore rileggere i messaggi dei primi tempi, in cui bisticciavamo e basta o quasi, come i ragazzini che tirano la treccia alla compagna di banco che piace loro.
Non è nostalgia di qualcosa che se n’è andato e non tornerà. Non credo, almeno. Non solo. Certo, mi piacerebbe tornare indietro e conoscerlo ancora, riscoprire ancora quanto è dolce e premuroso e affettuoso e anche fragile sotto la facciata di mistero e durezza e freddezza. Mi piacerebbe ancora vedere come gli si sono illuminati gli occhi quando ha detto: “Mi sembra di averti capita e poi fai una cosa e distruggi tutto quello che pensavo e devo ricominciare da capo”.
Ma non è solo questo. Cerco di capire cosa sia allora e non lo so. Rimango sospesa e non lo so.

The wind that blows away the leaves
Yeah I can see you standing in mid air

Cheating heartbeat

Ho rinunciato a lui. No, sul serio.
Sto riuscendo ad allontanare l’idea (romantica, struggente) che lui potrà mai essere mio. Mi convinco sempre più che non potrebbe funzionare, che lui non voglia me, ma una versione migliore di me, quella che sogna (letteralmente), sicura e di successo, quella che non sono e che non saró mai. Neanche stando con lui. Quello che è lei, quello che manca a me. Mi chiedo quanto mi ferirebbe deluderlo e mi fa già troppo male.
Mi dico che niente dura e che tutto si rovina, e che quello che abbiamo qui e adesso è il meglio, che avere di più non sarebbe solo inutile ma anche deleterio. Lo so, lo capisco, è così, ne sono convinta.

E allora ho deciso che è solo un gioco, ho deciso di prenderla come un gioco, attrazione fisica, divertimento, un passatempo. Qualcosa di bello che non mi aspettavo e che mi è caduto tra le mani, qualcosa che finirà, ma non perchè si è rovinato. Non tra risentimenti ed errori e cattiveria e ferite.

She’s thunderstorms
Lying on her front
Up against the wall

(Mentre scrivevo questo post è partita “Untouchable” e, no, sto cercando di non prenderlo come un segno che ho scritto solo cazzate)