Titanium

Qualche tempo fa, e probabilmente qui da qualche parte sto citando gli 883, pensavo che una persona che dice di amarti dovrebbe essere anche quella che ti protegge, che ti evita di essere ferito, non di sicuro quella che ti ferisce. Solo che non va proprio così, e quindi ho imparato che se vuoi proteggerti lo devi fare da solo, perchè nessuno lo farà al posto tuo. Anzi. Ho imparato a non fidarmi delle parole, prima, soprattutto, e poi anche delle persone. E sono andata avanti così per parecchio tempo.
Solo che poi me ne sono dimenticata. Solo che poi è arrivato lui.
Qualche tempo fa le mie amiche parlavano di “amore puro”, la canzone e anche il concetto. Parlavano tra loro, perchè mentre si trovavano d’accordo a dire che loro l’amore puro l’avevano provato solo con il loro primo amore, io stavo zitta. Perchè io l’amore puro non credevo di averlo mai provato. Quello senza riserve, senza dubbi, quello per cui ti butteresti in ogni momento nel fuoco, quello per cui ascolteresti anche Alessandra Amoroso, se dovesse servire. I dubbi le riserve i ripensamenti io li ho avuti sempre. Li ho avuti due mesi dopo aver conosciuto il mio primo amore “vero”, mentre baciavo un altro. Li ho avuti e pensavo di essere strana io, come al solito, incapace di provare amore puro o amore di qualsiasi tipo, a dire il vero.
Qualche anno dopo cantavo a squarciagola I’m titanium, I’m bulletproof, nothing to lose in discoteca e ci credevo davvero di essere ormai a prova di qualsiasi cosa.
E poi è arrivato lui.

Last time

Il cielo è nero, fa freddo.
Sto pensando di allontanarmi un po’. Forse lo sto già facendo.
L’idea di incontrarci ieri sera per le vie di Milano per caso, quando lui era con lei, mi ha fatto rabbrividire dall’inizio alla fine della serata. Mi ha fatto guardare il pavimento più che tutto quello che avevo intorno. Mi ha fatto pensare che se l’avessi visto, se li avessi visti, mi si sarebbe fermato il cuore, lì, in una via di Milano in mezzo a mille persone, e che tutti se ne sarebbero accorti.
E che così non va, che starei troppo male, che sto troppo male. Che questo mi fa provare del rimorso nei suoi confronti e che quello che abbiamo è troppo bello per essere rovinato da questo.
Perció l’unico modo è raffreddarsi un po’, fare un passo indietro, tornare più sereni. E se questo implica essere un po’ più distanti, be’.

This is the last time I’m asking you why
You break my heart in the blink of an eye

Primavera

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Mi sento sola. Sono su un treno che mi riporta a casa, c’è un sole bellissimo, sta iniziando a fare caldo e il cielo è ancora azzurro a quest’ora e io mi sento sola.
Il problema è che mi va di sentirmi ancora più sola. Mi va di andare via e di non sentirlo e di non vederlo e di smetterla con queste cose stupide, perchè ho un futuro che mi aspetta, una casa con il giardino e lo spazio per il barbecue e per un castello rosa da principessa oppure una casetta verde e blu di quelle di plastica dura alte al massimo un metro in cui gli adulti non possono entrare. Ho un futuro che mi aspetta ed è perfetto e l’ho fatto aspettare già troppo, solo per il fatto che butterei via tutto questo, tutto quanto, per lui.

My diary

Non c’è e inizia a pesare. Pesa che sia felice di partire con lei.

Una volta ho scritto una storia in cui una ragazza alla fine dava la storia stessa, scritta in prima persona, al tizio di cui era innamorata. Per farglielo vedere.

Lui mi dice che quando gli scrivo riesce a leggere me. Chissà cosa direbbe se gli consegnassi questo blog, se gli dicessi “Ecco, tu sei questo per me”, o se non gli dicessi niente, perchè semplicemente le parole che scrivo qui dicono tutto.

if I get it all down on paper it’s no longer inside of me
Threatening che light it belongs to
‘Cause these words are my diary screaming out loud

Viste differenti

Finisce sempre così.
Anche se non è finita, non ancora. Finisce sempre con piccoli granelli di risentimento che si accumulano in un’accozzaglia sempre più grande. Granelli di insicurezza e cattiveria, di “lui mi vuole meno di quanto lo voglio io”. Del perchè oggi mi ha chiamato una volta per cinque minuti e mi ha scritto poco, anche se non era al lavoro. Non voglio sapere tutto quello che fa, voglio che possa avere il suo spazio, non vedermi se in quel momento ha più voglia di fare altro o di stare un po’ solo. Di avere del tempo per sè senza dovermi spiegare. Non è un problema, anzi.
Il problema è che io non lo faccio. È che non mi sembra di avere spazio per farlo, perchè lui sa tutto quello che faccio, ad esempio conosce i miei orari, che sono sempre più o meno gli stessi e che sono flessibili come i suoi.
Non lo so. Forse è invidia e forse è che ho paura che un bel giorno si svegli e non mi voglia più. Oppure che pian piano quello che c’è svanisca, che si affievolisca e rientri nell’abitudine. Non so. So solo che finisce sempre così.

hai provato dei sentimenti
ma non ti stanno bene addosso

We had today

C’è stato un periodo qualche anno fa in cui ho visto in sequenza una sfilza di film d’amore secondo me molto belli e anche molto tristi. Di questi, due mi sono tornati alla mente di recente: uno è Like Crazy e l’altro One Day. Del secondo sto leggendo il libro adesso e, anche se non è esattamente come mi aspettavo (troppo moderno, scrittura o forse traduzione a volte che scade nel gergale senza motivo, passaggi quasi da Harmony), mi sta facendo ricordare la trama del film che mi ero un po’ dimenticata. E mi piace.
Il tema di entrambi i film è, alla fine, cogliere l’attimo. Fare quello che ti senti di fare oggi e non domani.
Scappare da tutto, allontanarsi e chiudersi in una camera d’albergo in una città in cui nessuno ci conosce, semplicemente stare insieme come se il resto non ci fosse per una notte, magari qualche ora in più. Fare finta che sia vero per un po’, chiudersi nella bolla e dimenticarsi di tutto, tranne che di noi.

(niente citazione, oggi. D’altra parte la canzone è solo strumentale)