Cazzo.
Forse ho sbagliato tutto.
Forse non è la storia di Gatsby e Daisy. Forse è quella di Holden e Jane.

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Clean

"Good Clean Love" by Ani-Bee, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2007, Ani-Bee @ Flickr

“Good Clean Love” by Ani-Bee, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2007, Ani-Bee @ Flickr

Un groppo in gola. Si decide a parlare, finalmente. Usciamo per parlare, seriamente. Parte che un discorso che parla di granelli di sabbia, di cose piccole che non ci diciamo e mandiamo giù, finché non diventano troppe da sopportare. Tipo ora. Mi dice che con lei, lei lei, non va benissimo. Che sente che gli manca qualcosa, qualcosa di cui prima non sapeva nemmeno di aver bisogno.

Io deglutisco. Ah, dico.

(Sarei ipocrita se dicessi che non me l’aspettavo per niente, ma no, non pensavo, non così, forse non ci volevo pensare, non volevo illudermi)

Mi sento male. Non voglio che lui stia male, non voglio che il suo mondo gli crolli addosso. Voglio che sia al sicuro.

E poi mi sento bene. Lui pensa a me. Vuole qualcosa che gli do io.

E poi di nuovo male. Ho paura, sono terrorizzata.

Giorni dopo sogno lei che a casa di lui canta a una festa alla quale non sono stata invitata (e neanche lui). Ma entriamo e io la vedo ed  è bellissima e ha un vestito rosa lungo ed elegante e io me ne voglio solo andare dalla festa e non parlargli mai più e lo dico, lo sbraito, alla mia amica mentre passo tra la folla. (E lui se n’è già andato chissà dove).

Mi sveglio e dimentico tutto, tranne la sensazione che abbiamo tempi sbagliati, che io stavo come lui sta adesso mesi fa, che dovrei dirgli che io ora con lui, lui lui, sto bene, che lo vedo che si sta impegnando, che mi sento in colpa tre volte tanto; e dall’altro lato che non ho intenzione di perderlo ma continuare così mi uccide, essere quella persona che non vorrei mai essere. Che non avrei mai voluto essere. Ho terribilmente voglia di essere pulita di nuovo, ma a che prezzo. Se penso che è un anno mi si chiude la gola e non respiro più.

The water filled my lungs
I screamed so loud but no one heard a thing
Rain came pouring down when I was drowning
That’s when I could finally breathe

Mad

by Brandon Warren, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2009, Brandon Warren

by Brandon Warren, available under a Creative Commons Attribution-Noncommercial license. © 2009, Brandon Warren

Non dovevamo aprire il vaso di Pandora. È tutto qui, semplice.
Non doveva farmi pensare, neanche per un minuto, che ci potesse essere una possibilità. Sono così brava a negare. Eh ma gli sto sul cazzo. Ah, ok, forse gli sto simpatica, un po’, in fondo. Ok, magari gli sto simpatica, ma come amica. Be’, gli piaccio. Un po’. Come passatempo.
Sono stata brava finché ha cominciato a dirmi “Ovvio che ci penso ogni tanto” e “Sarebbe bello”.
Ci sono pregiudizi e luoghi comuni che hanno uno fondamento nella realtà. Quello che la donna è sempre più portata a pensare al futuro, che appena conosce un ragazzo ha già pensato a come abbinare i vestiti delle damigelle agli occhi di lui, che non è capace ad esempio di avere storie che non coinvolgano i sentimenti… È tutto vero. Siamo biologicamente portate a scegliere il compagno migliore. A creare una famiglia. Sovrastrutture culturali e sociali, la modernità, i pari diritti, tutto questo copre ma forse non riesce a cancellare del tutto un bisogno che è quello istintivo di avere certezze. Di avere un compagno di vita, più che un compagno di giochi. Il bisogno di capire se la persona che ti piace possa diventare qualcosa in più, qualcosa di serio.
Pensavo fosse una differenza tra me e lui, e invece forse no. È la differenza tra marte e venere.
È che non dovrei andare a leggere certe cose, ci sono parole che bucano lo schermo e poi il mio stomaco, “soprattutto”, si sono lasciati soprattutto per lei. I miei punti deboli, il confronto. Con lei e con l’altra, quella per cui lui ha lasciato lei. Non solo per lei, ma soprattutto.

It’s all fun and games ‘til somebody loses their mind
We found wonderland, You and I got lost in it
And we pretended it could last forever

Distrazione

È che ogni tanto mi faccio prendere dal panico.

Mi ha detto ieri (mattina) che “stiamo bene” perché siamo simili in alcune cose. Vero.

E proprio ieri (sera) ho realizzato questo.

Siamo troppo diversi: lui quando la gente fa il trenino con una smorfia si gira verso il muro, che è tanto più interessante; io quest’estate a un matrimonio ero quella che, scalza, cercava di tirare dentro gli altri nel trenino più brutto lento e storto che la storia ricordi. Ok, odio i trenini. Ma non come boicottaggio anticonformista di questo simbolo dell’Italia caciarona e bungabunghista e provincialotta. È che mi sento scema a scodinzolare fuori tempo dietro alla zia Alberta che per l’occasione ha sfoderato un movimento d’anca che neanche la Parisi ai tempi d’oro. Li odio e basta. Però a quel matrimonio mi sono divertita un sacco, anche se in gran parte per l’open bar, ammetto e il trenino caciarone è stato parte del divertimento.
Lui si lamenta della triste apericena in giacca e cravatta in un locale in centro a Milano organizzato per Natale dalla sua multinazionale. Io dico candidamente che venderò il buono per la spesa cortesemente regalatomi dalla mia azienda all’happy hour (svoltosi nella mensa aziendale, ecco non esattamente l’Hilton) per comprarmi un paio di scarpe. Quello, o pagare il bollo della macchina. Lui le chiama con sdegno “faccende di economia domestica” di cui non si dovrebbe parlare.
Lui ha la vita perfetta. Si è costruito la vita perfetta e io sono la sua trasgressione, la macchia di rossetto bordeaux sulla stoffa bianca e perfettamente stirata (dalla donna delle pulizie) della sua camicia.
Niente di più.

Ti cerco perché sei la disfunzione,
La macchia sporca, la mia distrazione,
La superficie liscia delle cose,
La pace armata, la mia insurrezione.

 

Piccolo P.S. Lo so che queste sono minuscole differenze senza senso e importanza. Lo so che non conta l’estrazione sociale o il lavoro che hai. Ma l’essere soddisfatti della propria vita sì. È di questo che parlo. E poi ho premesso che “ogni tanto mi faccio prendere dal panico”, perciò tutto quello che viene dopo è da considerarsi sotto questa luce.