Scratching

Lo toccavo, lo tastavo, ieri, per capire se potevo trovare da qualche parte quello che volevo. Calore.
Non mi abbraccia quando ha paura, quando non vuole esporsi troppo, quando non vuole ricascarci.
Lo stringevo per spremere almeno un po’ di quello di cui ho bisogno, che poi è lui, sono i suoi abbracci.
Non ci sono riuscita.
Non lo capisco perché non mi stringe, lo giuro, non lo capisco, e ne avrei così bisogno che mi fa male, preferisco quasi non vederlo per altre due settimane e mezzo che vederlo e rimanere con questo senso di insoddisfazione. Averlo lì davanti eppure non averlo per niente.
Preferivo non vederlo, anche per tutto quello che mi ha detto dopo.
Che è uscito prima per vedermi “per caso”. Fin qui, ho sorriso.
Che voleva vedermi perché sa che settimana prossima, tra una cosa e l’altra, non ci vedremo. Una cosa è il lavoro, e fin qui, e l’altra è che quel week end poi va via.
Il fatto che lui abbia programmato di fare un viaggio con lei (so che è una sua idea perché so che è un posto che adora) mi ha annientato. Il fatto che lui riesca a pensare di andare via con lei con una certa tranquillità è quello che mi uccide. È qualcosa che scortica da dentro, prima riuscivo a tenerlo un po’ più a bada, ora molto meno. Non ho visto niente per qualche minuto. Buio. Poi gli ho scritto un paio di cose cattive per farlo sentire in colpa. Vittima all’ennesima potenza. Volevo fargli male. Come lui ne fa a me. Peccato che non è lui che lo fa a me. Sono le circostanze e stamattina mi ha detto che anch’io ne faccio a lui, allo stesso modo,dopo che gli ho chiesto scusa e la mia reazione è stata “Ah”. Non è la stessa cosa, chiaramente, ma “Ah”.

Fingere non serve più. Ho bisogno di decidere. Qualcosa, qualsiasi cosa. Ho bisogno di riavere il controllo. Un limbo è abbastanza.

Never hurts, nearly works
Something is scratching its way out

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