And you let her go

o “Di cose non successe”

C’è del bello nella sua voce mentre mi dice “Lui é mio”. Mi si apre uno squarcio nel cuore a quell’ultima parola. Lo so.
“Ci ho messo tanto ad averlo, ad averlo davvero, tanto tempo e tanto dolore” continua e io annuisco e vorrei dirle “Lo so, sul serio, lo so” e vorrei un po’ abbracciarla e dirle che andrà tutto bene, perché io sono stata lei tempo fa e poi ho voluto essere lei una volta e non ci sono più riuscita; perché anch’io ho sprecato tempo e forze e energie e cuore su qualcuno che semplicemente non c’era e non c’era mai stato.
Vorrei dirle che con lui non è così, vorrei rassicurarla e per un momento penso di dirle che lui la ama, ma il solo pensiero di pronunciare quella parola mi fa formare un groppo in gola che mi soffoca e non mi fa deglutire.
La guardo tremare mentre gli occhi mi fissano fermi. La vedo, vedo oltre la patina, che vorrebbe solo piangere e urlarmi in faccia che non devo, che lui non glielo posso toccare e invece riesce a tenere la voce salda, decisa, cattiva. “Mio” ripete. E vorrei tanto dirle “Tienilo, è tuo”, vorrei lasciar perdere perché so com’è, conosco lo strazio e non lo augurerei a nessuno.

Maybe one day you’ll understand why
everything you touch surely dies

Night/heaven

You shook me all night long

Sorrido, quando salgo in macchina per andarmene e parte questa canzone. Metto il volume al massimo e non penso. È ricominciato il periodo della musica alta e di non pensare.
“Ti voglio bene” mi dice. E io non sento più niente. Gli voglio bene, quello non passa. Ma niente di più. Lo sposto e lo guardo male. “Ti voglio bene?!?” dico “In un momento così tu dici che mi vuoi bene?”
Non vorrei, ma sto incominciando a fare come al solito. Farlo sentire male. Dirgli cose così. Riprendere il controllo, essere quella che ci tiene di meno. Speravo di non arrivarci, adesso magari è già troppo tardi.
Preferisco non pensare. A cosa sarà, a cosa vuole lui, a cosa provo, a cosa voglio io. Alla canzone che è partita a un certo punto nella sua macchina.

just like heaven

Non mi interessa più il paradiso. Mi basta una notte.

The bad thing

Faccio cose stupide con lui. L’ultima, venerdì sera.
Ma lui è tutto quello che ho sempre voluto, bello, premuroso, ironico, intelligente, che scrive da dio, nerd ma anche quando vuole decisamente bad boy.
Prendo tutte le decisioni sbagliate con lui. Prime volte che non dimenticherò per il resto della vita. Mi ritrovo in un parcheggio seduta sul ciglio del marciapiede a fumare Marlboro light di fianco alla sua macchina. A guardare quanto è bello mentre fa una cosa idiota come fumare una Marlboro light. A pensare che è la sigaretta più buona che abbia mai fumato, nonostante abbia quel sapore amaro. Gli chiedo: “Cosa fumavi, quando fumavi?” e lui risponde “Marlboro Light. Perché?” e io faccio spallucce perché, be’, era ovvio no, e rispondo “Sono le mie preferite” e non mi stupisco neanche più troppo che ogni cosa in lui sia perfetta per me. Come mi piace. Come mi piacerebbe.

Do the bad thing
Take off your wedding ring
But it won’t make it
That much easier
It might make it worse

Scadenza

Prendo le mie decisioni, decido che nella mia testa saremo solo amici, perché fuori non saremo mai niente di più. Decido che la mia decisione di andare a vivere con lui (il lui ufficiale) o lasciarlo è rimandata per cause di forza maggiore (il suo lavoro e quello che comporta in questo momento). Non lo sento per 8 ore, mi distacco un po’ mentalmente pensando al suo week end con lei. Non mi manca, penso, siamo perfetti anche da amici, non mi manca baciarlo, potrei fare a meno anche di vederlo.

Poi lui mi aspetta per salutarmi prima di andare al lavoro e mi abbraccia sotto la pioggia. Con un braccio solo perché con l’altra mano tiene l’ombrello. E riporta indietro tutto. Ed è bello da morire e ha la cravatta e quei pantaloni che mi piacciono e mi dice che sono “frizzante” quando in realtà sono solo trafelata e vestita male e tutto ciò che uso per ripararmi dalla pioggia è il cappuccio del giubbino. E mi bacia sulla guancia pericolosamente vicino alla bocca e tutto quello che riesco a fare è smettere di respirare e sperare che mi abbracci ancora e non mi lasci più andare.

Avevo smesso di pensarci e adesso… adesso non riesco più a smettere di pensarci.

C’è una mail che gli ho scritto quasi 4 mesi fa, QUATTRO, 27 giugno 2014, che si intitola “Perdere” in cui non tento neanche di nascondere i miei sentimenti per lui. In cui è chiaro, palese da ogni frase che ho scritto che tutto quello che vorrei è lui e semplicemente lui. Quella mail è nella cartella Posta eliminata e, ironicamente, riporta una dicitura che mi informa che la sua validità finirà il 27 ottobre.

The only one who’s got enough of me to break my heart

Slide (2)

Mille volte al giorno penso di smetterla. Di non sentirlo più, o almeno meno, di darci un taglio, che sia reale, effettivo, o solo nella mia testa.

Mille volte al giorno cambio idea, mi dico di non essere infantile, che non sono questi i veri dolori nella vita. Questo è un dolore da ragazzini e quando provi quello vero, il terrore vero, quello che che non ti lascia via d’uscita, lo so che rimpiangi questo dolore melanconico e sentimentale. Lo so.

Lui mi dice che vorrebbe fare una prova, sparire con me una settimana e vedere come va. Che bello, penso. E poi penso che lui nemmeno ci pensa a farla qui, questa prova, a farla diventare la sua vita. Non gli passa per il cervello nemmeno un attimo. Per lui sono una distrazione, un passatempo, un divertimento passeggero. Niente di serio.

Lo si capisce da tante cose che dice e ogni tanto me ne accorgo e io spero solo, alla fine, di salvarmi.

Do you wanna get married
Or run away?

Slide (1)

Put your arms around me
What you feel is what you are
And what you are is beautiful

Sto facendo la persona matura. Non grido, non scalcio, non strepito.

Non gli dico che mi mancherà in questi giorni (perché so che sarebbe un po’ anche per farlo sentire in colpa). Gli ho detto che sono contenta che fa questo week end via, perché ne ha bisogno e perché so che gli piace da morire quella città. Non gli dico di non sentirci in questi giorni, come mi è venuto da fare pochi minuti fa, perché sarebbe ipocrita e un ricatto e infantile.

Sradico la ragione vera di ogni mio comportamento che mi verrebbe istintivo e cerco di fare la cosa giusta. Di sorridere mentre lo vedo partire con lei. Di sorridere mentre riascolto i suoi messaggi di qualche ora fa in cui immagina ad alta voce come sarebbe svegliarsi di fianco a me la mattina.

Faccio la persona matura ma inizio a pensare che questo non sia comportarsi in modo maturo ma semplicemente falso. Sono passata dal comportamento istintivo e pieno di rimorso alla maturità dettata dalla comodità e dal terrore. Perché ho solo paura di quello che vorrei davvero fare, che è urlare scalciare strepitare andare in aeroporto stasera e correre all’imbarco e pregarlo di non andare. Pregarlo, implorarlo, di non partire questa volta e di non partire mai più così. Senza di me. Chiedergli di svegliarsi di fianco a me la mattina. Ogni mattina.

I wanna wake up where you are
I won’t say anything at all