Run

La frase “Perché non sei qui?”, pronunciata da lui con la voce bassa e assonnata, anche se il tono era allusivo, anche se era un po’ ubriaco, mi ha letteralmente spezzato il cuore.

Gli ho dato l’unica risposta che mi è venuta, l’unica che gli posso dare. Un sospiro.

 

Le volte in cui mi sembra che mi cedano le gambe e avrei voglia solo di lasciarmi cadere sul pavimento e piangere per ore stanno aumentando e questo mi fa paura. Ricordo a me stessa che non c’è niente di così grave per cui stare male, che ci sono situazioni ben peggiori, ma non passa. Lui mi fa ridere fortissimo di notte al telefono, nascosta sotto le coperte con la porta chiusa e a voce bassissima, e basta per un po’. Poi però torno sempre a , come se ci fosse un elastico che mi fa rimbalzare all’indietro. Non lo vedo per un po’, e ho scommesso con me stessa che quando lo vedrò avrò la mia decisione: andare via come dovevo fare mesi fa e provarci, o restare ma rimanere sola.

 

Running over the same old ground.
What have we found
The same old fears.
Wish you were here.

Locked

I’ve been locked inside your heart-shaped box for weeks

A volte i pezzi non combaciano più come prima.
Proprio come in quel primo abbraccio, impacciato, gomiti che si scontrano, braccia che non trovano il loro posto, piedi che stanno lontani, formali, rispettosi.
Dopo tre settimane, gli ultimi due passi un po’ frettolosi mentre mi vieni incontro, il tuo calore un po’ distante, il tuo profumo più leggero del solito, il tuo non stringermi e non accorgertene.
Stamattina, dopo, stavo un po’ male: mi é sembrato di non ritrovarti, di non aver avuto pienamente quello che mi aspettavo, te, il te che eri tre settimane fa; pensavo di aver perso qualcosa, che fosse cambiato qualcosa; anche se si vedeva che eri felice, anche se non hai fatto altro che sorridere per i primi dieci minuti buoni.
Una volta mi hai detto che ti eri chiesto se fosse un caso che noi due ci incastriamo perfettamente. Se un braccio qualsiasi sta bene nell’incavo della mia spina dorsale come il tuo e se la mia testa si adatta così bene alla spalla di altri. Quel primo abbraccio è stato bellissimo e perfetto nella sua imperfezione e io tremavo di paura quando poi a un certo punto tutto è scivolato e si è incastrato perfettamente, con naturalezza. Dopo qualche ora da stamattina, pensandoci, mi fa quasi piacere che non ci siamo trovati perfettamente e mi chiedo se sarebbe sempre così, se dovremmo costantemente cercarci e fare fatica per ritrovarci, se dovremmo vivere sempre senza dare niente per scontato, se dovremmo ogni volta imparare di nuovo ad abbracciarci. E, assurdo, mi piace anche questo e forse è quello che mi serve, stare sempre all’erta, mi piace non avere certezze se non in pochi attimi, perchè è così la felicità no? Il resto sono solo bugie.

Chances

those chances, your chances are
awefully good

Manca un giorno. Tra poco più di 24 ore lo rivedró. Ho avuto una crisi di astinenza da lui quasi fisica qualche giorno fa, poi è passata e oggi ho pensato che forse, ora che il peggio è passato, potrei anche continuare a non vederlo. Forse bisogna toccare il fondo per poi non avere più bisogno.
E intanto continuo a piangere, per qualsiasi cosa. Lui mi sembra distante, tre settimane non sono poche, ma forse è solo la mia immaginazione. E adesso non immagino più il momento in cui lo rivedró con ansia e gioia. Perchè quello a cui non pensavo, prima, è che, sì, lui sorriderà e mi abbraccerà e mi stringerà, ma poi non sarà comunque mio.
(Intanto Libby Masters, così eterea, perfetta, classy e bionda è rimasta incinta. E io, non so perchè, ho questo stupido presentimento che succeda.)

Rescued

‘cause I’m feeling like
I might need to be near you

Mancano 4 giorni circa a quando lo vedró e da insopportabile l’attesa è diventata sopportabile, ma con ripercussioni su tutto. Ovvero, non voglio più fare nessuna cosa che non sia vederlo. Non mi va di fare niente. Il massimo che posso sopportare è stare seduta davanti al computer e guardare telefilm comici vecchi di vent’anni o Orange is the new Black mentre sgranocchio biscotti.
E okay, forse lui non è l’unica causa di questa mia apatia. Forse ce ne sono un paio di altre. Ma niente mi sembra ora come ora al livello di trovarmelo davanti, buttargli le braccia al collo e stringerlo. Quindi, why bother con qualsiasi altra cosa?

Not in my castle

not in my castle on a cloud

Forse non è proprio che sono innamorata della scrittura solo quando non sono innamorata di nessuno. Forse mi serve quando voglio scappare, è il mio castello su una nuvola dove non è permesso piangere, nè pensare a cose brutte. Ho già ricominciato a scrivere.

La cosa che odio di più, e me n’ero dimenticata, è la sua risata forzata. Sentirla ridere di gusto è un lusso e me n’ero dimenticata, non me l’ho apprezzato come avrei dovuto e adesso me ne pento.
È passato troppo poco tempo, ha detto la dottoressa. E io non posso che darle ragione.

Fairy tales

Pass me a bottle, Mr. Jones
Believe in me
Help me believe in anything
I want to be someone who believes

Mr. Jones and me tell each other fairy tales

Dicono lontano dagli occhi lontano dal cuore. Io sto aspettando, ma quanto tempo ci vuole prima che passi? (How much longer will it take to cure this?) Perché sembra non passare mai, anzi, come ha detto lui, perché sembra che manchi un pezzo e un pezzo grande?

Mi sono rinchiusa in casa e faccio un po’ l’eremita, perché non sopporto di dover interagire con gli altri e perché mi va meno del solito di sforzarmi di fare cose che non mi va di fare (uscire con gente con cui non mi va di parlare, piegarmi al volere di chi pensa solo al proprio tornaconto). Sto da sola. Sola con i miei libri e la mia musica e me stessa. Va bene così. Sto meglio così che in qualsiasi altro modo, o quasi, da sempre.

Darei tutto per potermi aggrappare a qualcosa, per poter credere che si possa fare qualcosa, per poter credere e basta. Una volta lui ha detto “È che mi incazzo e non so con chi incazzarmi, non credo a nulla” e io l’ho trovata la cosa più vera e bella che qualcuno possa dire.
Avrei bisogno di lui più che mai, adesso, e lui non c’è. È l’unica cosa che vorrei, adesso. E non c’è. (Non gliene faccio una colpa, non è un suo compito esserci)
Avrei bisogno della sua voce, di quello che dice, del calore che mi trasmette anche solo parlandomi. Oppure vorrei poter fare a meno delle sue favole, vorrei almeno che il tempo curasse questo bisogno che ho di lui.