Purezza illusa

non importa davvero
Se hai preso tu la parte migliore di me

Tu non mi ami

Forse non avrei il coraggio di fare questo se non avessi incontrato (ri-incontrato) lui. Forse è a questo che è servito, in fondo, lo scopo di tutto questo, di noi due. A darmi il coraggio di dire basta.
Non è giusto fare paragoni, ma uno dei due mi dice “sei adorabile” e l’altro “non capisci un cazzo, sei giusto figa” e il primo non è il mio ragazzo. Due conti vanno fatti. Non credo di meritare niente, per questo forse anche sono sempre rimasta con lui nonostante tutto, ma una vita a stare male per le cose che fa non ho intenzione di passarla, una vita con una persona dalla mentalità così chiusa e che tiene a me così poco, mi rispetta così poco. Non quando ho scoperto che c’è un altro genere di persona. Una persona che perlomeno mi apprezza. Allora non è come pensavo, anch’io posso essere apprezzata.
Non mi aspetto che ora cambi tutto, con lui. Non mi aspetto che lasci la sua ragazza e corra da me. Forse non lo voglio nemmeno. Cioè, sarebbe la cosa più bella dell’universo poter stare con lui, ma sarebbe la peggiore quando, passato l’effetto novità, dovesse accorgersi che non sono adorabile. Non voglio vivere per vedere il giorno in cui scoprirà come sono veramente. Deluderlo sarebbe mortale per me, non lo sopporterei. Voglio solo poterlo abbracciare ogni tanto, magari conoscere i suoi bambini un giorno, dirgli che hanno i suoi occhi e sperare che abbiano il suo cuore.

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Nothing to do today

È via da due settimane lei (lui le dirà che gli manca? Gli mancherà? Glielo dirà con la stessa voce con cui lo dice a me?)
È via da due settimane e per questo ha potuto dirmi “Usciamo?” alle 9.30 e per questo abbiamo potuto passare 4 ore e mezza insieme.
Sono grata per questa occasione, in fondo, sotto tutta l’amarezza che mi dice che tutto questo è possibile solo perchè lei non c’è. È tutta finzione, e finirà.
Siamo andati un po’ più in là, ogni volta spingiamo il limite un po’ più avanti, ma ancora siamo su terreno sicuro, anche se estremamente sdrucciolevole.
Quello che mi frena sono i pronomi: quella non è casa “sua”, come dice lui (è casa loro); lui non è mio, ma suo. Non è mio e non lo sarà mai, anche se le poche ore in cui, maledetta me, fingo che lo sia, e lui mi permette di farlo, sono la cosa più bella che esista sulla faccia della terra.

Self inflicted

These wounds are self inflicted
One more thing I’m addicted to

E spingerti a pensare a lei, a dirmi che, sì, non sono l’unica per cui hai provato certe cose, costringerti a scrivere quel “Sì” che punge e fa male come tu non sai, come forse non vorresti sapere.
Il vittimismo diventa un problema più grosso quando compare in chi ha la smania di avere sempre ragione.
Pensare che lei era più importante per te, sminuire quello che c’è tra noi, far sì che ai miei occhi quello che dici confermi la mia tesi, il fatto che io per te non sia abbastanza, il fatto che io non sia mai abbastanza, la mia maledizione. Tutto si collega, è un circolo vizioso di vittimismo e distacco e l’unica ragione è la paura. Be’, il terrore.
Il terrore che quando dici sottovoce “La smetto, potrei dire delle cose” tu intenda quello che ti vorrei dire io e che ho paura che mi scapperà prima o poi. E il terrore, ancora più grande che sia solo io invece a provarlo. Che quello che mi volevi dire fosse, di nuovo, un banale “Ci tengo a te”. Che detto da te non è mai banale, comunque, e pesa sul cuore come un macigno di zucchero filato.
Farmi male da sola è l’unica risorsa che ho, l’unica possibilità di allontanarmi un po’, di evitare di cadere troppo in fondo.
Anche se forse non basta più.
È un concetto da fiaba che l’uomo della tua vita si sia innamorato solo di te, per prima e ultima, ne sono consapevole, eppure. So che l’anima gemella non esiste, so che esistono tante persone che sono adatte a noi, chi più chi meno. Eppure.
Fa male, un male assurdo, ma non basta più. Poi mi sorride al telefono e guarisce anche le ferite che mi faccio da sola.

There is a light that never goes out

4 giugno. Un mese esatto e me ne vado. Una serata passata in macchina sui sedili posteriori non cambia molto. Neanche una serata di gambe all’aria e maglie tolte e baci come quelli. Me ne andró comunque e lui starà con lei.
Sono sul punto di chiederglielo molto spesso, “Perchè”?
Ha detto che mi tratta male perchè forse così sarà più facile lasciarmi andare. L’ha detto con leggerezza e poi la linea è rimasta muta per un minuto intero. In silenzio, tutti e due.
Me ne andró e mi dice quasi ogni giorno che gli mancheró, me l’ha detto anche il 4 giugno stringendomi forte. Me l’ha detto con un bacio sotto la fontana in una piazza di Milano bellissima dove non ero mai stata. Baci casti sotto la fontana con l’acqua che forse si è fermata per un attimo, baci a fior di labbra che vogliono dire molto più di “Ho voglia di baciarti”. Forse vogliono dire “Baciarti è la cosa più bella che potrei volere”. Parole che scrive e che bucano l’anima e che la feriscono più di quanto vorrei, parole che non è facile mettere da parte e dimenticare. Coincidenze come A sky full of stars che parte alla radio quando sto per aprire il tuo regalo. Noel Gallagher che canta gli Smiths. Una serata che possiamo ricordare io e te, anche se pioveva. Cose che non voglio dimenticare. Cosa che forse tu rendi troppo facile non dimenticare.

Better than you’ve ever felt it

Non scrivo più. Mi preoccupo quando non scrivo più, perchè la scrittura è la mia alternativa all’amore.
Sono innamorata dello scrivere e quando non sono innamorata me ne ricordo. Quando sono innamorata non mi serve e non scrivo più. E mi preoccupo di essere innamorata. Mi preoccupo perchè non dovrei esserlo.
Ho immaginato tanti scenari in cui dirgli “Scusami, ma mi sono innamorata di te”. La parola chiave è quella di apertura. Scusami. In nessuno di tutti questi scenari lui risponde “Anch’io”. In molti mi abbraccia e prova pena per me. In tutti arrivata a quel punto riavvolgo il nastro e mi mordo la lingua, sperando che basti. Sperando di smetterla di rischiare di chiamarlo “amore”. Sperando che smetta di essere così cielo stellato e che inizi a sembrarmi pretenzioso e costruito. Ma quanto è bello quando scivola, anche se ne ha paura, quando per un attimo gli vedi il fuoco negli occhi… Di quello sarà difficile fare a meno. E della sua parlantina e delle cose belle che dice e che fa, dei suoi occhi delle sue mani e della sua voce… Di quanto non sa di essere così bello.
Già mi manca, e ancora non me ne sono andata.
Lui non lo sa che me ne vado anche per colpa sua.
Lui non lo sa che se non scrivo più è solo colpa sua.