A sky full of stars

“Tu sei nero” gli ho detto una volta, parlando di sinestesia e del fatto che a volte anche le persone “hanno” un colore. “Nero ma di quel nero brillante, non lucido… tipo che quando ti avvicini ha dentro milioni di sfumature e di punti brillanti e colorati che poi ti ci perdi”. Solo molto più tardi mi sono accorta che c’è una cosa che rappresenta quello che avevo appena descritto.

Alcuni diritti riservati a Scott Cresswell

Poi ho pensato che qualche volta le cose che gli dico non dovrei dirle, perché sono delle vere e proprie dichiarazioni d’amore.

‘Cause you’re a sky, cause you’re a sky full of stars
I’m gonna give you my heart
‘Cause you’re a sky, cause you’re a sky full of stars
‘Cause you light up the path

I don’t care, go on and tear me apart
I don’t care if you do
‘Cause in a sky, cause in a sky full of stars
I think I saw you

No song

Niente musica stasera. Niente di niente, a dire il vero.
Solo mal di testa e voglia di lasciar perdere tutto.
Il lavoro, prima di tutto, insieme al poco rispetto di chi non ti rinnova un contratto fino all’ultimissimo giorno. La rabbia che si prova a sapere che ci vuole poco per tenermi buona e che, evidentemente, manca anche la volontà di fare quel poco.
Lui, perchè gli ho mentito. Perchè mentre si parla nella cucina dei suoi io mi assento un attimo di troppo, con lo sguardo perso nel nulla penso a qualcun altro. Assurdo lasciar andare qualcuno perchè tu gli hai mentito, sì, vero. Rigurgiti di coscienza mal controllati, inusuali e quindi mal indirizzati.
E lui. Lasciar andare lui, che già non c’è. Lasciarlo andare perchè non mi si possono scrivere cose così belle e poi lasciarmi andare. Lasciarlo andare perchè è troppo bello, lasciarlo andare perchè inizia a fare troppo male. Ferirlo, ferirmi, allontanarsi, ancora una volta solo per salvarsi. Tagliare tutto per smettere di sperare che smetta di mentire a se stesso e mi chieda di rimanere. Non lo farà. Continuerà a dire che è solo perchè gli mancheró. E forse è così davvero.
È solo una sera così, non lasceró niente. Martedì torneró al lavoro, se si degneranno di darmi qualcosa da firmare. Con lui staró per sempre, possibilmente. E lui… Aspetteró che mi lasci andare lui. Succederà. Succede con tutti.

Do I wanna know?

Do I wanna know
If this feeling flows both ways?

Ho sempre pensato di essere strana, ma ultimamente lo penso ancora di più. Ho reazioni spropositate, piango per nulla, mi scaldo per niente, cambio idea ogni due secondi.
È bastata una frase non finita, un “se le cose stessero diversamente” a cambiare tutto nella mia testa.
Prima c’è stato il panico, il terrore. La paura immensa di quell’1% di possibilità impossibile che io e lui potremmo… essere. È bastato quello a sconvolgere un equilibrio, quello che mi teneva in bilico sull’orlo del precipizio, aggrappata alla mia sanità mentale. È bastato che ci fosse anche solo uno spiraglio per farmi cadere. Avevo bisogno di pensare che per lui non fossi altro che uno svago, un gioco, qualcosa che non cambia niente. Attrazione fisica, niente più.
Dirmi (non dirmi) anche solo che in un altro mondo una possibilità ci sarebbe ha rotto tutto.
Sono fatta male, lo so.
Prima, quindi c’è stato il terrore cieco. Sono riuscita a controllarlo, più o meno. Ma non mi aspettavo quello che sarebbe venuto dopo, e avrei dovuto.
Ora, come al solito, è il momento del rifiuto. La negazione. No, non mi piace più così tanto. Niente è più come prima, quando andavo a letto presto solo perché la mattina sarebbe arrivata più in fretta.
Mi piace ancora, tanto, ma quel senso di eccitazione e novità e bellezza incondizionata adesso è rovinato da una sorta di malessere, di nausea costante che mi fa oscillare tra il “Dio quanto mi piace” e il “no, non lo voglio sentire mai più” costantemente. Non è salutare.