Day #5: Something Corporate, Konstantine

Ho rimandato per un po’ il post su questa canzone. Un po’ perché so che cosa ne pensano molti (uau, cos’è questa schifezza emo), un po’ perché non so davvero come renderle giustizia a parole. Perché non è possibile.

L’ho ascoltata a dicembre dello scorso anno per la prima volta, dopo anni (da quando è uscita ogni tanto l’ho sentita) in cui l’ho sempre ritenuta una lagna. Sul serio, non capivo cosa la gente ci trovasse.
Poi però l’ho ascoltata davvero ed è da mesi che la ascolto quasi tutti i giorni. Non so se vi sia mai capitato di innamorarvi di una canzone.

Ci sono canzoni che davvero, non sapresti spiegare perché ti prendano così. A volte ci sono frasi che, senza un motivo, ti fanno accartocciare il cuore e tremare le mani. Forse è qualcosa che non diciamo, che sappiamo di non poter dire e che quelle parole risvegliano e portano in superficie. Forse è solo il bisogno di sapere che anche qualcun altro ha provato quelle stesse cose, che non siamo soli.

I’m slipping in between
You and your big dreams
It’s always you
In my big dreams

You gotta get out
You cant stand to see me shaking, no
Could you let me go?
I didn’t think so

And you don’t wanna look much closer
‘Cause you’re afraid to find out all this hope
You had sent into the sky by now had
Crashed
And it did
Because of me

It’s to dying in another’s arms
And why I had to try it
It’s to Jimmy Eat World
And those nights in my car
When the first star you see
May not be a star
I’m not your star
Isn’t that what you said?
What you thought this song meant?

This is to a girl
Who got into my head
With all the pretty things she did
[…]
This is to a girl
Who got into my head
With all these fucked up things I did

Did you know I missed you?

Annunci

Day #4: Birdy, The A Team (Ed Sheeran Cover)

Sarà che ho un debole per le cover, ma per quelle che aggiungono qualcosa alla canzone originale. Questa, è innegabile, ha il suo fascino delicato e al tempo stesso profondo. Parla di neve, di inverno e di freddo e mi sembra adatta a questo periodo, in cui sembra che stia per arrivare la primavera.

E poi parla di una ragazza che si è persa nei suoi sogni a occhi aperti.

But lately her face seems
Slowly sinking, wasting
Crumbling like pastries
[…]
It’s too cold outside
For angels to fly

Day #2: Ron Pope, A Drop in the Ocean

A quanto pare questa canzone era anche in un episodio di uno di quei telefilm sui vampiri per ragazzine. D’altra parte c’era da aspettarselo, è la tipica canzone da sottofondo di scene di teen drama strappalacrime.

Ma.

Ma è così pura, pulita, cristallina. Come una goccia d’acqua che cade nell’oceano.

I’m holding you closer than most,
‘Cause you are my heaven.

Day #1: Florence and the Machine, Shake It Out

Una ragazza in groppa ad un cavallo bruno corre veloce su un sentiero. I capelli rosso fuoco volano nel vento, si disperdono in ciocche e si riuniscono veloci, disordinati. Nel bosco attorno nessun rumore; solo quello degli zoccoli sul terreno secco e del respiro della ragazza, rapido e affannato. Lei non fa altro che girarsi indietro come se qualcuno la stesse inseguendo e tirare le redini per andare ancora più veloce. Intorno, solo il silenzio.

Nella sua mente, una voce sconosciuta ripete sussurrando: “Non c’è luogo dove tu possa rifugiarti per fuggire da te stessa”.

Cercare di camminare avanti con la testa girata all’indietro è stupido, si rischia di andare a sbattere contro un muro, o forse anche contro altre persone, che comunque non vedremo, perché staremo ancora guardando indietro.

È stupido, eppure chi non l’ha mai fatto?

Shake It Out ci dà la risposta. Sembra quasi una cavalcata, con la musica che incalza ad ogni nota e la voce di Florence Welch che la rincorre, forte e decisa. Perché ha scelto di seppellire proprio un cavallo, stanotte: quello dei suoi rimorsi e del suo passato che non riesce a smettere di trascinarsi dietro e che le impedisce di vedere cosa ci sia davanti a lei.

It’s always darkest before the dawn.